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articoli storici : La lettera del capitano Timothy Brennan alla moglie da Ebensee
Martedì, 16 Aprile 2013 - 18:06 Inviato da : Eddi

"Non vivo per me, ma per la generazione che verrà." Vincent Van Gogh


La lettera del capitano Timothy Brennan alla moglie da Ebensee



da qualche parte in AUSTRIA, addì 16 maggio 1945…

Cara Vera e caro Timmie,
bene, la guerra in Europa è finita, e io non mi sento cambiato neanche un po'. Sono certo che nessuno più cercherà di spararmi addosso, ma l'ultimo giorno di guerra noi ci siamo trovati davanti a qualcosa che basta da solo a cambiare l'intera concezione che un uomo ha della vita.
E' una buona storia e così cercherò di raccontarvela. L'ultimo giorno di guerra stavamo ancora correndo come fulmini, cosa che è stata una costante fin dal momento in cui attraversammo il Reno. Alla mia Compagna venne ordinato di muovere verso una città austriaca e di tenerla. Entrammo in città senza la minima opposizione. Era uno dei luoghi più belli che io avessi mai visto, situato su uno splendido lago con le Alpi a far da corona. Impossibile descrivere la bellezza di quella zona.
Ci era stato comunicato che la guerra stava per finire e che avremmo dovuto stare là per un po'. Questa mi sembrò la migliore delle fortune perché c'erano barche e ogni sorta di possibilità di riposarsi ed il riposo necessitava sicuramente alla mia Compagnia. La gente della città era in preda all'isteria e pensai che questo fosse alquanto strano, dato che, di norma, austriaci e tedeschi non hanno affatto paura delle truppe americane. Avrei trovato ben presto la ragione di tutto quell'agitarsi.
Sulle colline proprio fuori città sorgeva uno di quegli infami campi di concentramento dei quali si legge sui giornali e a cui si dà appena uno sguardo distratto, dato che non puoi immaginare che cose di quel genere esistono nel mondo civile. In questo posto erano rinchiusi 18.000 uomini, ed era il luogo più oscenamente puzzolente del mondo; oltre 300 persone morivano di fame ogni giorno; un grande crematorio, capace di bruciare otto cadaveri per volta, funzionava 24 ore su 24. Quando arrivai al campo trovai ben 400 cadaveri nel crematorio in attesa di venire inceneriti, e molti altri ancora dovevano essere raccolti all'interno delle baracche.
Per quanto riguarda i prigionieri, la maggior parte di loro erano come animali. Erano stati trattati per così tanto tempo come animali che lo erano diventati. Avrebbero combattuto come lupi per un tozzo di pane e avrebbero potuto uccidere per qualche buccia di patata. Le guardie SS, che controllavano il campo, se l'erano squagliata un momento prima dell'arrivo della nostra Compagnia. Non credo che la loro paura fosse dovuta ai miei carri armati, ma piuttosto erano terrorizzati dai prigionieri, perché i pochi membri SS che tardarono un po' a fuggire vennero letteralmente fatti a pezzi. Appena dopo il mio arrivo, trovai i prigionieri che si apprestavano a marciare sulla città armati di fucili e pistole sottratte dall'arsenale SS. Sono certo che se si fosse permesso loro di entrare in città l'avrebbero distrutta, e rasa al suolo. Per impedire ciò dovremmo impiegare i carri armati per respingere i prigionieri all'interno del campo. Non avevano avuto un solo grammo di cibo dai tedeschi durante gli ultimi tre giorni ed erano impazziti dalla fame.
Il cibo era il problema principale: decidemmo di chiudere ai civili ogni negozio e panetteria della città e cominciammo a far pane per il campo. Via radio inviai al maresciallo un messaggio e così tutte le truppe dello Squadrone si misero all'opera. Avete mai provato a preparare un pasto per 18 mila persone impazzite dalla fame? Fortuna che i cuochi del campo si mostrarono collaborativi e presto venne organizzata la cucina. Poi ci toccò scoprire che le SS avevano distrutto l'impianto idrico e nel campo non c'era acqua. Questo vuol dire che tutta l'acqua la dovemmo raccogliere e trasportare al campo dentro secchielli, scatole di latte e qualunque cosa riuscimmo a trovare. Questo richiese un bel po' di tempo, ma alla fine potemmo servire una bella zuppa densa e del pane, almeno abbastanza da nutrire tutti. A paragone di quello a cui erano abituati i prigionieri, quello che noi servimmo poteva sembrare un banchetto! Io sapevo cosa sarebbe successo al momento della distribuzione delle razioni, così feci predisporre una serie di miei uomini armati tutto intorno alle file di distribuzione del cibo; non ero tuttavia preparato a quanto accadde, quando un'enorme massa si slanciò in avanti verso il cibo. Dapprima sparammo in aria, ma non ci fu risultato; quindi sparammo una spanna al di sopra delle loro teste e così si ebbe una qualche forma di ordine.
Sotto scorta armata fu portato il cibo nelle baracche per quei prigionieri che non potevano muoversi a causa della debolezza o delle malattie. Io e i miei uomini andavamo in mezzo alle file di prigionieri per aiutare i più deboli ad avere la loro razione; hai sentito spesso che i deboli muoiono e i forti sopravvivono. Bene, è quanto certamente sarebbe accaduto se noi non avessimo aiutato i deboli, perché i forti mangiavano il doppio di loro e i deboli non riuscivano ad avvicinarsi alle tavole di distribuzione del cibo. C'erano persone a digiuno da oltre sei giorni, e sebbene venissero ammonite attraverso gli interpreti a non ingozzarsi di cibo, ma a mangiare a piccoli bocconi e molto lentamente, alcuni prigionieri si ingozzarono di cibo e di lì a qualche minuto erano agonizzanti.
Finalmente, verso mezzanotte, tutto il campo aveva ricevuto le razioni ed era stato raccolto cibo sufficiente a sfamarli anche il giorno seguente. Per 24 ore eravamo a posto, ed entro quel termine sapevo per certo che l'Esercito avrebbe fatto scaricare tonnellate di viveri e sarebbero giunte le Unità ospedaliere.
Mentre veniva preparato il cibo (operazione che durò per ore), ispezionai il campo, riscontrando l'alta efficienza dei Tedeschi. Questi prigionieri erano usati per costruire una fabbrica sotterranea nelle Alpi austriache. I lavoratori forti stavano in una parte del campo, quelli così-così in un'altra, i deboli in un'altra ancora e i non idonei a qualsiasi lavoro ancora in un'altra. Come avrai già indovinato, questi ultimi erano acquartierati nei pressi del crematorio e se non si sbrigavano a morire da soli, le SS avevano tutti i mezzi per sollecitarli… Sembra qualcosa preso di peso da una rivista dell'orrore, non è vero?
C'erano una dozzina di ragazzini, di età compresa fra gli 11 e i 14 anni, che vennero immediatamente adottati dai miei uomini e portati giù in città, ripuliti e vestiti e nutriti: adesso sono considerati membri della Compagnia. Alcuni di questi bambini erano nel campo da quattro anni ed avevano completamente dimenticato la vita civile.
Nel campo si trovavano uomini di ogni fascia sociale: dottori, avvocati, preti, artisti, musicisti, contadini, criminali e ogni altra professione uno voglia nominare.
Tuttavia, non sarebbe stato possibile distinguere uno dall'altro. Uomini di cultura, criminali, contadini, tutti, sembravano uguali e tutti lottavano per il cibo dato che sapevano bene che anche un solo giorno senza cibo li avrebbe così indeboliti da renderli incapaci di lottare e senza lottare il giorno successivo sarebbero certamente finiti nell'edificio accanto al crematorio.
Quando il nostro cappellano udì che nel campo c'erano dei preti si mise immediatamente all'opera perché essi venissero evacuati. Io portai al mio Quartier Generale un famoso pianista e un violinista. Il pianista pianse come un bambino quando gli fu permesso di suonare e neppure sei anni di prigionia in un campo di concentramento avevano spento il suo genio. Suonò per me e fu straordinario.
Il giorno seguente io potei scoprire un famoso artista polacco che mi chiese il permesso di farmi un ritratto ad olio, quasi ad altezza naturale, che mi ritrae a mezzo busto. È un dipinto magnifico e io spero di poter fare in modo di spedirlo a casa.
È impossibile descrivervi questo luogo e la gente che ho incontrato; ho una quantità di foto del campo, ma non posso mandarne a voi moltissime che sarebbero considerate oscene. Sono delle autentiche fotografie dell'orrore e voi le vedrete quando ci vedremo. Ve ne invierò alcune, che voglio serbiate per me.
Tutta questa lettera ruota intorno all'argomento del campo, ma l'ho vissuto per così tanto tempo che mi è impossibile non parlarne, e inoltre, se non posso dirlo a te, a chi lo dirò?
Ora so che la guerra è finita e so che tu vuoi sapere quando tornerò a casa, questa è la domanda da un milione di dollari! Ancora non so, ma credo che siamo programmati per il teatro indo-orientale (Cina-Birmania-India), ma è possibile che facciamo una volata a casa prima di ripartire. È tutto quello che so e se lo so è perché l'ho letto sui giornali.
Inoltre, ti farà piacere sapere che tuo marito è stato decorato: ho ricevuto la Stella d'Argento per meriti in azione e io ti allego la Menzione al merito. Mi piacerebbe spedire anche la medaglia a casa, ma temo che possa andare persa: è un bell'oggetto di solido oro. Se avrò occasione di andare all'ufficio postale americano la manderò per raccomandata via aerea.

Adesso chiudo, con tutto il mio amore
Timmy

Fonte: ANED, Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi nazisti

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articoli storici : <b>Rosa Luxemburg</b>
Martedì, 15 Gennaio 2013 - 16:11 Inviato da : Eddi

"Chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene."
Rosa Luxemburg



Il 15 gennaio del 1919 viene Rapita e poi Assassinata insieme a Karl Liebknecht.dai cosiddetti Freikorps,(soldati alla merce del primo ministro tedesco Friedrich Ebert) Rosa Luxemburg.

Rosa Luxemburg Contribuì a fondare il Partito Comunista di Germania, tra il dicembre 1918 e il gennaio 1919.

Per Non Dimenticare....

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articoli storici : <b>I FRATELLI CERVI</b>
Venerdì, 28 Dicembre 2012 - 13:46 Inviato da : Eddi

Il 28 dicembre 1943 a Reggio Emilia vennero fucilati dai fascisti i sette fratelli Cervi.
Attivi nella Resistenza e dotati di forti convincimenti democratici, diedero rifugio a numerosi antifascisti, partigiani ed ex prigionieri stranieri.




I fratelli Cervi, Gelindo, nato nel 1901; Antenore, nel 1906; Aldo, nel 1909; Ferdinando, nel 1911; Agostino, nel 1916; Ovidio, nel 1918; Ettore, nel 1921, erano i sette figli di Alcide Cervi e di Genoveffa Cocconi ed appartenevano ad una famiglia di sentimenti antifascisti. Dotati di forti convincimenti democratici, presero attivamente parte alla Resistenza e presi prigionieri, furono fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia. La loro storia è stata raccontata, fra gli altri, dal padre Alcide Cervi.

Medaglia d'argento al valor militare
«Appartenente ad una schiera di sette fratelli, che primi tra i primi, formando una squadra cementata dai vincoli del sangue e della fede nella rinascita d'Italia, iniziava l'impari lotta armata contro i nazifascisti. La sua casa, che fu asilo ai perseguitati politici e militari e fucina di ogni trama contro il nemico oppressore, veniva attaccata e incendiata e, dopo strenua difesa, i sette fratelli ridotti all'estremo limite di ogni resistenza venivano catturati, torturati e barbaramente trucidati. La fede ardente che li ha uniti in vita ed in morte ed il sacrificio affrontato con eroica, suprema fierezza, fanno di essi il simbolo imperituro di quanto possano l'amore di Patria e lo spirito di sacrificio.»
— Reggio Emilia 28 dicembre 1943

LA MADRE

QUANDO LA SERA TORNAVANO DAI CAMPI
SETTE FIGLI ED OTTO COL PADRE
IL SUO SORRISO ATTENDEVA SULL'USCIO
PER ANNUNCIARE CHE IL DESCO ERA PRONTO
MA QUANDO IN UN UNICO SPARO
CADDERO IN SETTE DINANZI A QUEL MURO
LA MADRE DISSE
NON VI RIMPROVERO O FIGLI
D'AVERMI DATO TANTO DOLORE
L’AVETE FATTO PER UN'IDEA
PERCHE' MAI PIU' NEL MONDO ALTRE MADRI
DEBBAN SOFFRIRE LA STESSA MIA PENA
MA CHE CI FACCIO QUI SULLA SOGLIA
SE PIU' LA SERA NON TORNERETE
IL PADRE E' FORTE E RINCUORA I NIPOTI
DOPO UN RACCOLTO NE VIENE UN ALTRO
MA IO SONO SOLTANTO UNA MAMMA
O FIGLI CARI
VENGO CON VOI


(Epigrafe di PIERO CALAMANDREI, dettata per il busto, collocato nella sala del consiglio del Comune di Campegine, di Genoveffa Cocconi, madre dei sette fratelli Cervi, morta di dolore poco dopo la loro fucilazione)

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articoli storici : Lucca, ex partigiano picchiato a sangue: “Nemmeno i nazisti mi fecero questo”
Lunedì, 24 Dicembre 2012 - 23:43 Inviato da : Eddi

Lilio Giannecchini, 87 anni, è stato aggredito ieri sera a Lucca mentre stava rientrando a casa. Per anni è stato presidente dell'Istituto storico della Resistenza della provincia. In ospedale dice: "Quello che non sono riusciti a farmi i tedeschi, me lo hanno fatto gli italiani"

Fonte: di Redazione Il Fatto Quotidiano | 24 dicembre 2012Commenti (37)


Preso a botte per una manciata di soldi. L’ex comandante partigiano di 87 anni, Lilio Giannecchini, è stato aggredito la sera del 23 dicembre a Lucca mentre stava rientrando nella casa del clero di via san Niccolao, dove vive insieme ad alcuni sacerdoti anziani e altri ospiti. Due giovani lo hanno preso a calci e pugni e poi lo hanno abbandonato sanguinante, dopo avergli strappato un marsupio che conteneva effetti personali e soldi.

Soccorso, l’ex partigiano, che per molti anni è stato anche presidente dell’Istituto storico della Resistenza della provincia di Lucca, è stato trasportato all’ospedale di Cisanello, dove gli sono state riscontrate varie escoriazioni e un ematoma cerebrale. “Quello che non sono riusciti a farmi i tedeschi, me lo hanno fatto gli italiani”, ha commentato l’anziano partigiano prima di perdere conoscenza.

Secondo quanto riportato dai giornali locali, dietro l’aggressione potrebbero esserci anche motivazioni di carattere politico. Una persona vicina all’ex partigiano racconta che negli ultimi tempi Giannecchini era stato spesso deriso e che aveva particolarmente sofferto il fatto di essere stato sollevato dall’incarico di presidente dell’Istituto della Resistenza, dopo essere stato accusato di uso inopportuno del suo ruolo.

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articoli storici : RESISTENZA una nazione che insorge
Domenica, 02 Dicembre 2012 - 11:14 Inviato da : Eddi

Incontro di studio e presentazione del libro

RESISTENZA
una nazione che insorge


Di Ansano Giannarelli e Mino Argentieri

invito

AAMOD - Sala Zavattini
via Ostiense 106 – Roma
Roma, giovedì 13 dicembre 2012



La Fondazione Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico organizza per la giornata di giovedì 13 dicembre 2012, un incontro di studio per la valorizzazione di documenti librari e filmici relativi alla storia della Guerra di Liberazione in Italia.
La necessità di valorizzare da una parte la documentazione audiovisiva, fondamentale per lo studio e la conoscenza degli eventi della storia del Novecento e, nel contempo, di sottolineare l’importanza dei valori dell’antifascismo e della Resistenza in Italia, spinge l’Archivio a dedicare a questi argomenti un’attenzione continua, che investe anche le modalità della loro trasmissione nella nostra società e soprattutto nella scuola.

L’incontro sarà l’occasione per presentare il volume curato da Mino Argentieri e Ansano Giannarelli “Resistenza una nazione che risorge”, relativo all’omonimo film documentario di Giannarelli, pubblicato da Città del Sole edizioni, Reggio Calabria 2012.

Gli interventi si svilupperanno intorno alla illustrazione dei testi delle interviste inedite ai testimoni della Resistenza e della Costituzione italiana, cioè ai protagonisti politici di quegli anni: Giorgio Amendola, Giustino Arpesani, Giuseppe Brusasca, Arturo Colombi, Enzo Enriquez Agnoletti, Ugo La Malfa, Girolamo Li Causi, Oreste Lizzadri, Luigi Longo, Cino Moscatelli, Giancarlo Pajetta, Ferruccio Parri, Emilio Sereni, Giuseppe Spataro, Enzo Storoni, Umberto Terracini, Leo Valiani.

Si tratta dei testi delle videointerviste integrali filmate da Ansano Giannarelli per il documentario, un film- saggio realizzato nel 1975, suddiviso in 5 parti per consentirne una più facile diffusione nelle scuole e in tutte le realtà associative, un esempio di film di ricostruzione storica, epico e ricchissimo di documenti cinematografici d’archivio.
Interverranno, oltre lo sceneggiatore del film, ovvero il critico cinematografico Mino Argentieri, nonché coautore del volume, rappresentanti dell’Anpi, registi e docenti.

Durante l’incontro, l’attore Fabrizio Gifuni leggerà alcuni brani del saggio di Ansano Giannarelli e alcuni estratti delle interviste ai protagonisti della Resistenza.

Sarà quindi presentato il progetto della costituzione di una banca dati relativa al cinema sulla Resistenza e sulla Guerra di Liberazione in Italia a cui stava lavorando Ansano Giannarelli prima della sua improvvisa scomparsa.


Sarà quindi proiettata l’ultima delle cinque puntate del film e un attore leggerà alcuni brani del saggio di Ansano Giannarelli, contenuto nel volume.

Dell’iniziativa verrà fatta un’ampia diffusione, soprattutto per il coinvolgimento delle scuole.

Programma


Ore 15.00
Presentazione del volume:
Resistenza una nazione che risorge, a cura di Mino Argentieri e Ansano Giannarelli, Città del sole edizioni, Reggio Calabria 2012

Saluti

Rossana Rummo, Direttore generale DGA e Digilib
Donato Tamblè, soprintendente Archivistico per il Lazio

Ugo Adilardi, Presidente Fondazione Aamod

I temi e i valori della Resistenza attraverso la valorizzazione dei documenti filmici e sonori

Interventi
Mino Argentieri, critico cinematografico
Carlo Lizzani, regista
Ernesto Nassi, vicepresidente ANPI Roma
Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione del PD
Antonio Parisella, storico
Andrea Torre, Inmsli

Fabrizio Gifuni legge alcuni brani del libro

Presentazione del progetto/proposta di costruzione di una banca dati dedicata alla filmografia italiana sulla Resistenza, da un’idea di Ansano Giannarelli
Paola Scarnati
Risorse filmiche on line sulla Resistenza, per un percorso didattico nelle scuole
Letizia Cortini

Ore 18.00
Proiezione
5° puntata del film Resistenza una nazione che risorge
Introduzione di Antonio Medici

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