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La Resistenza a Cesena
Venerdì, 03 Marzo 2006 - 13:20 - 8140 Letture
“Le città restano arroccate sopra i valori eterni,
portando con sé, lungo il corso dei secoli e delle
generazioni, gli utenti storici di cui esse sono
state attrici e testimoni.
Restano come libri vivi della storia e della città
umana: destinati alla formazione spirituale e
materiale delle generazioni venture. Restano
come riserve mai esaurite di quei beni umani
essenziali (religiosi e culturali, tecnici ed
economici) di cui tutte le generazioni hanno
imprescindibile bisogno”.
(Giorgio La Pira)

Video originale della liberazione di Cesena


"La memoria conta veramente - per gli individui, le collettività, le civiltà - solo se tiene insieme l’impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare". Italo Calvino
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Introduzione di Maurizio Balestra
  • Vai a: RESISTENZA A CESENA, i capitoli de “Il passaggio del fronte e la resistenza a Cesena” di Maurizio Balestra

    L’idea di scrivere questo libro risale alla primavera del 1996 e precisamente al giorno in cui Luciano Rasi, allora segretario dell’ANPI, venne a trovarmi portando con sé un fascio di fotocopie e una sportina di plastica piena di audiocassette. Erano le registrazioni delle testimonianze di diversi partigiani cesenati, che, per sua iniziativa, già tredici anni prima, erano state raccolte da Mara Valdinosi. Un lavoro prezioso di cui ero a conoscenza. Mi disse che da allora nessuno ci aveva più messo le mani, se non per trascriverne alcune (e le trascrizioni erano lì, dattiloscritte, me le aveva portate) e che ormai gli sembrava venuto il momento, dopo tanto tempo, di usare quel materiale per farne venir fuori qualche cosa.

    Sapeva che, da poco, avevo terminato un volume sulla resistenza in montagna e voleva che io dessi un’occhiata a quel materiale e ascoltassi le registrazioni, per vedere se, a mio avviso, ce n’era abbastanza per scrivere la storia della resistenza a Cesena.

    Io, amareggiato dal disinteresse riscontrato per il del volume di cui ero stato il curatore e soprattutto in quegli ambienti, in cui mi sarei aspettato il contrario, gli risposi che ero contento che lui avesse pensato a me; che accettavo di visionare il materiale; ma che, in quanto a lavorarci sopra, ci avrei dovuto pensare. In effetti, avevo già deciso che non me ne sarei occupato. Ne avevo abbastanza della resistenza e di tutti i suoi presunti estimatori e continuatori. Che lo facesse qualcun altro. In quel momento poi, mi trovavo anche ad affrontare problemi di lavoro e non era certo il momento migliore per pensare di dedicarmi ad un’altra ricerca. Luciano probabilmente lo capì e se andò scontento, anzi, forse anche un po’ arrabbiato, perché a un certo punto il discorso, non so come, andò a cadere sul sindacato e sui sindacalisti.

    Tigre (Terzo Larice), l'autore del diario di cui mi ero occupato, finito di comandare un battaglione partigiano, era stato anche uno dei principali organizzatori della CGIL, poi, riconoscendo la propria inadeguatezza (aveva fatto solo la terza elementare), aveva deciso di emigrare in America, lasciando il suo posto a chi era più preparato di lui. Io lo additai ad esempio, affermando che le cose sarebbero state oggi molto diverse se anche altri, invece di continuare a scaldare le sedie del sindacato avessero riconosciuto la propria incapacità e se ne fossero andati.

    Il mio voleva essere un discorso più ampio riferito a tutti gli inamovibili fossero questi sindacalisti, funzionari di partito, dipendenti comunali, o altro. Non sapevo che anche lui, come Tigre, dopo essere stato partigiano, aveva poi fatto il sindacalista!
    Video realizzato in occasione della Commemorazione dell'eccidio di Tavolicci; 22 luglio 2008.


    Quanto detto non si rivolgeva certo a Luciano, che stimavo e che so con certezza non avere mai fatto parte della categoria sopra citata. Anzi! Lì per lì mi rimase l'impressione che non avesse capito e solo in seguito mi sono reso conto che lui abbia potuto interpretare quanto detto come riferito alla sua persona. Ci siamo lasciati così. Dopo pochi giorni ho saputo della sua morte. Io non sapevo neppure che fosse malato! Da quel momento mi sono sentito in dovere di fare ciò che era venuto a chiedermi e ho incominciato a dedicarmi a questo lavoro.

    Visionato il materiale, per non stravolgerlo e rispettarne le peculiarità, mi è sembrato giusto presentarlo sotto forma di una raccolta di testimonianze, a mio avviso l'unico modo che permettesse di mantenere vive e distinte le singole personalità.

    Nello stesso tempo, attraverso queste testimonianze, ho cercato di ricostruire la storia della resistenza a Cesena, come Luciano mi aveva chiesto. La storia poi si è allargata anche ai dintorni della nostra città, perché, spesso, è difficile comprendere ciò che avviene in un luogo, se non si tiene conto anche di quanto accade in quelli vicini e poi si estesa sino ad inglobare anche un’altra storia, quella del passaggio del fronte. Le due storie si intrecciano strettamente e quindi non poteva essere diverso.

    Il materiale a disposizione era costituto esclusivamente da testimonianze di partigiani, che riportavano il punto di vista di chi della resistenza aveva coscientemente fatto parte. Ho quindi creduto opportuno integrarlo anche con altre testimonianze, soprattutto quelle di chi al movimento della resistenza era rimasto estraneo e quelle di chi la resistenza l’aveva dovuta subire. Anche le voci di coloro che, semplicemente, avevano vissuto e sofferto quei momenti mi sono sembrate importante e degne di comparire. Ho raccolto anche nuove testimonianze fra i partigiani, per colmare i vuoti rimasti nella ricerca precedente e approfondire quegli aspetti che apparivano troppo confusi.
    Mi sono poi servito anche di alcuni diari, scritti in quei momenti, alcuni già noti e altri, ancora sconosciuti, che con il proseguire della ricerca mi sono fortunatamente finiti tra le mani. Il risultato è una specie di lunga chiacchierata, dove ognuno, dal suo punto di vista e in base a quello che sa o che ha direttamente vissuto, dice la sua. Il mio ruolo si limita a mettere ordine a quanto viene raccontato. Cercando di riportarlo a date, luoghi, avvenimenti precisi. Ne risulta un racconto, fatto di tante voci diverse, compresa la mia (che compare in caratteri più scuri).


    12 settembre 1943

    “Amici o nemici?” “Amici!”



    Cesena viene occupata la notte del 12 settembre 1943. I primi reparti tedeschi si videro attraversare il Ponte Nuovo, marciando, preceduti da alcuni carri armati. Giunsero in Piazza Pia verso le nove, accolti da uno strano, preoccupato silenzio. Pochi erano scesi in strada e solo un giovane di 19 anni si fermò a salutarli romanamente, nell’indifferenza delle persone attorno.

    ... io ero all’altezza del Duomo [davanti al caffè Forti dei Garaffoni]. (...) [La gente] Dice: “Stanno per arrivare i tedeschi!”. Arrivavano a piedi. Fanteria. Preceduti da alcuni carri armati, enormi. Ricordo (...) c’era sto carro che arrivava, c’era l’uomo fuori, il tedesco. Io salutai [battendo i tacchi] e lui rispose. Un saluto e poi via sferragliando andò sul marciapiedi davanti al bar Roma (...) Loro marciavano, io li salutai, nessuno disse niente, era notte. (Anonimo - 1998)

    Vicino al caffè Guidazzi (come si chiamava allora il bar Roma), la compagnia che aveva il compito di occupare la città si fermò, probabilmente per mettere a punto l’operazione e subito dopo, al comando di un tenente, incominciò la manovra di accerchiamento che aveva per obiettivo la caserma dei carabinieri, dietro al teatro Bonci.

    S’è fatto avanti il nostro Capitano dei Carabinieri Ruggieri, il quale ha chiesto: “Amici o nemici?” “Amici!” hanno risposto. I carabinieri non sono stati disarmati (14 in tutto a Cesena) ma hanno svuotato l’armeria. Poi i tedeschi si sono sparsi nelle diverse Caserme, a piccoli gruppi. Il grosso se n’è andato. (Dal diario di don Leo Bagnoli - Cesena)

    Quella notte passarono tre o quattro battaglioni, che andarono in direzione di Rimini e si dispersero nelle altre città della Romagna non ancora occupate. A Cesena restarono una sessantina di uomini che rimasero padroni della città. Il comando venne installato vicino al ponte nuovo, nella caserma “Decio Raggi”, ormai svuotata di tutto. Per qualche giorno la presenza degli occupanti non si notò neppure. Ma l’atmosfera non fu più la stessa e la città rimase come sospesa.

    13 settembre - Sei tedeschi tengono l’ordine in tutta la città terrorizzata” (Dal diario di don Pietro Burchi - Gattolino)

    13 settembre - A Cesena, come ovunque si diffonde la psicosi del “Tedesco”! Nessuno azzarda niente e a loro volta i Tedeschi non fanno nulla e stanno in disparte ad osservare. (Dal diario di don Leo Bagnoli - Cesena)

    Ben diverso era stato il clima di animazione frenetica dei quarantanove giorni precedenti.

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    Note:
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  • Vai a: RESISTENZA A CESENA, tutti i capitoli de “Il passaggio del fronte e la resistenza a Cesena” di Maurizio Balestra

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  • LOCALITA' STORICHE DELLE FORESTE CASENTINESI. Resistenza in Appennino

  • Eccidio di Tavolicci. La sera del 21 1uglio, una squadra di ufficiali della Guardia Nazionale Fascista si avvicinò a Tavolicci assicurando alle persone del paese che non sarebbe stato fatto loro alcun male. La notte del 22 luglio 1944, mentre tutti dormivano, una squadraccia di circa 9-10 soldati fascisti arrivò e ordinò alle persone di alzarsi e vestirsi. Per mano loro sono state barbaramente uccise 64 persone di cui 19 erano bambini di età inferiore al 10 anni..

  • Vai a: 2° capitolo: I partiti antifascisti a Cesena

  • Archivio degli articoli della Memoteca. Articoli e approfondimenti

  • UNA CANZONE PER IRIS. Poesia scritta dagli alunni della 3 B Servizi Sociali dell’Istituto Iris Versari di Cesena. (PDF)

  • (Leggi l’articolo) Un’altra ipotesi sull’eccidio di Tavolicci. Di Maurizio Balestra

  • L'ULTMO DISCORSO DI GIACOMO MATTEOTTI (pdf)

  • LA NASCITA DELLA RESISTENZA. CRONOLOGIA.IT

    SENTIERI DELLA MEMORIA



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