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Risorse per la Giornata della Memoria:
Martedì, 17 Gennaio 2006 - 10:31 - 9872 Letture
SPECIALE SHOAH


"Distilla veleno una fede feroce." Eugenio Montale, Dora Markus, 1939

“E voi, imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava, una volta, per governare il mondo! I popoli lo spensero, ma ora non cantiamo vittoria troppo presto : il grembo da cui nacque è ancor fecondo. ” (Bertolt Brecht) La resistibile ascesa di Artur Ui

In questa sezione della Memoteca troverai testi, foto e video per approfondire il tema della "Giornata della Memoria" e della Shoah. Buona navigazione...nella memoria.

  • La storia
    Il 28 gennaio 2000 si sono riuniti a Stoccolma i rappresentanti degli stati europei per stabilire una comune iniziativa affinchè la memoria della Shoah non si perda con il passare degli anni e con la scomparsa dei testimoni diretti. Da quella riunione hanno preso origine le leggi dei vari paesi europei riguardanti la Shoah. L'Italia ha istituito il "Giorno della Memoria" con la legge 20 Luglio 2000 n.211 (promotore e primo firmatario Furio Colombo).

  • « La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »

  • La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (maggiormente nota con il suo nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.
    Il 27 gennaio il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebreo, è celebrato anche da molte altre nazioni, tra cui la Germania e la Gran Bretagna, così come dall'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7 del 1º novembre 2005.
    In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi, Chełmno, e Bełżec, ma questi campi detti più comunemente di "annientamento" erano vere e proprie fabbriche di morte dove i prigionieri e i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo pochi "sonderkommando", che in italiano vuol dire unità speciale.
    Tuttavia l'apertura dei cancelli ad Auschwitz, dove 10-15 giorni prima i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con sé in una "marcia della morte" tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono durante la marcia stessa, mostrò al mondo non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento del lager (anche se è doveroso riportare che due dei forni crematori situati in Birkenau I e II furono distrutti nell'autunno del 1944)[senza fonte].
    In Italia, sono ufficialmente più di 400 le persone insignite dell'alta onorificenza dei Giusti tra le Nazioni per il loro impegno a favore degli ebrei perseguitati durante l'Olocausto.

  • Tutti i VIDEO SU DEPORTAZIONE E SHOAH
  • EBREI A CESENA La presenza ebraica a Cesena risale al XIV secolo.
  • IL TRENO DELLA MEMORIA





    "Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti."
    (Primo Levi, 31 luglio 1919 – 11 aprile 1987)
  • E-book della Memoteca scarica i testi della biblioteca online
  • CERCA, testi e documenti all’interno della Memoteca (ricerca interna)
  • Storie e Dowloands
    Da qui ti puoi scaricare i video e i testi completi delle interviste della Memoteca, oltre a molto altro materiale di approfondimento.

    "Comprendere non significa negare l'atroce, dedurre il fatto inaudito da precedenti, o spiegare i fenomeni con analogie e affermazioni generali in cui non si avverte più l'urto della realtà e dell'esperienza. Significa piuttosto esaminare e portare coscientemente il fardello che il nostro secolo ci ha posto sulle spalle, non negarne l'esistenza, non sottomettersi supinamente al suo peso. Comprendere significa insomma affrontare spregiudicatamente, attentamente la realtà, qualunque essa sia. (L'origine del totalitarismo, Hannah Arendt)"

    ...una lettura

    Il 5 marzo 1945 nel terreno del campo di concentramento di Auschwitz venne
    dissotterrata una bottiglia di alluminio con dentro una lettera che iniziava
    così:


    ” Caro scopritore, cerca ancora ovunque in ogni zolla di terra. Dozzine di documenti vi sono sepolti, i miei e quelli di altre persone, che faranno luce su quanto è accaduto in questo posto. C’è sepolto anche un gran numero di denti. Siamo stati noi, del Sonderkommando, a spargerli tutt’intorno nel più gran numero possibile, perché il mondo trovasse tracce materiali dei milioni di uomini assassinati. Noi abbiamo oramai perso la speranza di poter vivere per vedere il momento della liberazione.”


    Il brano viene citato da Giovanni Gozzini in La strada per Auschwitz. Documenti e interpretazioni dello sterminio nazista, Milano, Bruno Mondadori, 1996. Il Sonderkommando (unità speciale) era composta da prigionieri agli ordini dei tedeschi e si occupava dello smaltimento dei cadaveri.



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  • Manifesto degli scienziati razzisti italiani

  • Senza destino. Recensione del film di Lajos Koltai sull'Olocausto.

  • IL VELENO DELLE PAROLE. LA PROPAGANDA ANTISEMITA DEL FASCISMO NEL 1938. LIBRI E PERIODICI MILANESI CONSERVATI PRESSO LA FONDAZIONE CDEC (.pdf 720 kB)pdf..

  • Vai a: La storia fa male. Nel bel mezzo delle dimostrazioni in tutto il mondo contro le caricature del Profeta Maometto, alcuni dimostranti hanno affermato che l'Occidente non considerava la libertà di parola quanto diceva di fare. Dopotutto, la tesi regge: molti paesi occidentali proibiscono la negazione dell'Olocausto..

  • Uomini, donne e bambini nei lager di Bolzano. E-book

    Voi che vivete sicuri
    Nelle vostre tiepide case ,
    Voi che trovate tornando a sera
    Il cibo caldo e visi amici […]
    Meditate che questo è stato :
    Vi comando queste parole .
    Scolpitele nel vostro cuore […]
    Ripetetele ai vostri figli .
    ( P.Levi "Se questo è un uomo" )


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    "Cuntent propri cuntent
    a so ste' una masa ad volti tla voita
    ma piò ad to'tt quand chi m'ha liberè in Germania
    ch'am so mes a guardè una farfala
    senza la voia ad magnela."

    Tonino Guerra

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  • Leggi: Il significato della Giornata della memoria

  • Olokaustos

  • Il Triangolo Viola, le vittime dimenticate del regime nazista

  • Le foto del campo di concentramento di MAUTHAUSEN

  • risiera di San Sabba

  • Attenzione alla Legge Mancino...

  • Vai a: Fondazione Memoria della Deportazione

  • Vai a: Museo nazionale di Auschwitz

  • sito : Auschwitz-Birkenau

  • Vai a: Charlie Chaplin: il discorso del Grande Dittatore


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    Il Coordinamento provinciale per i Luoghi della Memoria ha negli ultimi anni rinunciato ad organizzare una propria manifestazione per celebrare la Giornata Nazionale della Memoria che ricorre il prossimo 27 gennaio, commemorazione che ha lo scopo di ricordare lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici, per evitare sovrapposizioni con le numerose altre iniziative che i Comuni realizzano nei loro territori.
    In alternativa, il Coordinamento provinciale ha optato per forme promozionali che collegassero idealmente tra loro i singoli eventi e denotassero la volontà, comune a tutti i promotori, “di non dimenticare”.
    In questo contesto rientra anche la promozione delle iniziative organizzate dai Comuni attraverso il sito della nostra Amministrazione.

  • Vai a: I luoghi della memoria

    Link e Approfondimenti:

  • Vai a: Porrajamos, nella lingua dei Rom significa "divoramento" e indica la persecuzione e lo sterminio che il Terzo Reich attuò nei loro confronti.

  • Leggi: Lettera del partigiano Umberto Fusaroli alle Istituzioni

  • «ASCE DI GUERRA, In cerca del Vietcong Romagnolo di Wu Ming & Vitaliano Ravagli. (e-book, pdf)

  • Leggi: Epigrafe di Piero Calamandrei

  • Vai a: Archivi della Memoria

  • Vai a: Stragi in Italia

  • Vai a: Mafia

  • Vai a: Le Leggi Razziali

  • Vai a: Archivio audio della Memoria

  • Vai a: La Guerra in Italia, 1943-1945

  • Leggi: Quattro idee per la Costituzione, di Norberto Bobbio

  • Vai a: Intervista a Renè Girare. La guerra per avere la Pace

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    ...una poesia


    La Madre

    Quando la sera tornavano dai campi
    sette figli ed otto col padre
    il suo sorriso attendeva sull’uscio
    per annunciare che il desco era pronto
    ma quando in un unico sparo
    caddero in sette dinnanzi a quel muro
    la madre disse
    Non vi rimprovero o figli
    d’avermi dato tanto dolore
    l’avete fatto per un’idea
    perchè mai più nel mondo altre madri
    debban soffrire la stessa mia pena
    ma che ci faccio qui sulla soglia
    se più la sera non tornerete
    Il padre è forte e rincuora i nipoti
    dopo un raccolto ne viene un altro
    ma io sono soltanto una mamma
    O figli cari
    vengo con voi.



    Epigrafe dettata per il busto, collocato nella sala del consiglio del Comune di Campégine, di Genoveffa Cocconi, madre dei sette fratelli Cervi, morta di dolore poco dopo la loro fucilazione.




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  • Vai a: La Mappa della Memoteca

  • Vai a: I migliori siti sulla Comunicazione della Memoria

  • Vai a: i migliori siti sulle Memorie della Seconda Guerra Mondiale

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    INDIFFERENTI, di Antonio Gramsci

    Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
    L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
    L'indifferenza opera potentemente nella storia.

    Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

    La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.

    I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
    Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.

    Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
    Antonio Gramsci

    "La Città futura", pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.

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    Olocausto, dieci libri per saperne di più

    Sulla Shoa, lo sterminio degli ebrei d'Europa ad opera dei nazisti, sono stati scritti migliaia di libri:

    opere di letteratura (una fra tutte: «Se questo è un uomo», di Primo Levi), storia, saggi e recentemente anche opere multimediali come «Destinazione Auschwitz». Orientarsi in un universo così vasto di scritti può essere complicato. Ecco dunque una scelta di dieci opere che possono aiutare a comprendere meglio la tragedia più devastante della storia dell'Occidente.

    - Raul Hilberg, La distruzione degli ebrei d'Europa, Einaudi Editore (1999): un lavoro monumentale, 1479 pagine, basato su una mole impressionanante di documenti storici.

    - Gadi Luzzatto Voghera, L'antisemitismo: domande e risposte, Feltrinelli (1994): per capire la genesi di un fenomeno che appare ancora assurdamente vitale.

    - Il diario di Anna Frank, Einaudi Editore (1998): insieme al resoconto di Primo Levi, forse l'opera più conosciuta al mondo sulla tragedia degli ebrei.

    - Art Spiegelman, Maus, Einaudi Editore (2000): il genocidio degli ebrei in Polonia raccontato a fumetti dal celebre cartoonist americano.

    - Imre Kertesz, Essere senza destino, Feltrinelli (1999): il genocidio nelle pagine dello scrittore ungherese, Premio Nobel per la letteratura.

    - Annette Wieviorka, Auschwitz spiegato a mia figlia, Einaudi Editore (1999): come spiegare una tragedia indicibile a una bambina ansiosa di capire il perché dell'assurdità del male.

    - Bruno Segre, Shoah. Gli ebrei, il genocidio, la memoria, Il Saggiatore (2003): l'opera più recente sull'argomento

    - Enzo Traverso (a cura di), Insegnare Auschwitz. Questioni etiche, storiografiche, educative della deportazione e dello sterminio, Bollati Boringhieri (1995): un'opera sulla didattica, dedicata agli insegnanti.

    - Lia Levi, Una bambina e basta, E/O (1999): frammenti di vita di una bambina ebrea durante gli anni della persecuzione.

    Emanuele Pacifici, Non ti voltare, Giuntina (1993): autobiografia di un ebreo tra gli orrori e la caccia scatenata dai nazisti.
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    ...L'uomo: "Nuto Revelli


    «Volevo che i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi. Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come eravamo cresciuti noi della "generazione del Littorio". Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta» (discorso in occasione del conferimento della laurea honoris causa a Nuto Revelli, 1999).

    Invito alla Lettura
  • Il disperso di Marburg di Nuto Revelli
    Edizioni Einaudi Collana: ETli - Tascabili (Letteratura Italiana)
    La misteriosa identità di un nemico lontano nel tempo: la leggenda del "tedesco buono" catturato e ucciso dai partigiani italiani nella primavera del '44. Un racconto-indagine fra i dubbi della storia e le inquietudini della coscienza.


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    Chi era Nuto Revelli
    Benvenuto (Nuto) Revelli nasce a Cuneo il 21 luglio 1919, da una famiglia benestante. Subìsce il fascino dell’istituzione militare, come di frequente accadeva nella borghesia piemontese.

    Nel 1939 entra nell’Accademia Militare dell’Esercito di Modena, uscendone con i gradi di sottotenente. Giusto in tempo per partire da Rivoli (Torino), con un treno-tradotta, per il fronte russo, nell’estate del 1942. Ufficiale degli alpini della Tridentina nella tragedia della campagna di Russia, a questa esperienza Nuto si rifece quando divenne uno dei primi organizzatori della resistenza armata nel cuneese.

    Chiamò infatti Compagnia Rivendicazione Caduti la prima formazione partigiana messa insieme, prima di portare i suoi uomini nelle formazioni di Giustizia e Libertà.

    Dopo aver condotto numerose azioni di guerriglia e aver superato l’inverno tra il 1943 e il ’44 e i rastrellamenti della primavera, Nuto Revelli assunse il comando delle Brigate Valle Vermenagna e Valle Stura "Carlo Rosselli", inquadrate nella I Divisione GL. Con queste forze, nell’agosto del 1944, riuscì a bloccare, in una settimana di scontri durissimi, i granatieri della XC Divisione corazzata tedesca, che puntavano ad occupare il valico del Colle della Maddalena.

    Secondo alcuni storici, fu proprio grazie all’eroismo degli uomini di Giustizia e Libertà comandati da Nuto che gli Alleati riuscirono ad avanzare sulla costa meridionale francese per liberare, a fine agosto 1944, la città di Nizza. Nei giorni della Liberazione, Revelli comandava la V Zona Piemonte.

    Nel 1945 si sposa con Anna, conosciuta prima della guerra. Nel 1947 nasce Marco, oggi storico di chiara fama. Lasciate le armi con il grado di maggiore (è poi stato nominato generale del Ruolo d’Onore), Nuto continua con la penna a diffondere il proprio impegno civile.

    Scrivere diventa per Revelli il modo per continuare a resistere. Ha il suo lavoro in proprio, come commerciante di ferro, impiega il tempo libero per ritrovare ex partigiani, ex alpini, montanari, contadini, e a dare voce a quel mondo di umanità dimenticata dalla storia ufficiale.

    Scrittore-partigiano, tra i suoi primi libri, scritti in una lingua limpida e ripulita dal superfluo, tutti pubblicati da Einaudi, ricordiamo, Mai tardi, Diario di un alpino in Russia, edito per la prima volta da Panfili a Cuneo nel 1946, La guerra dei poveri (1962), con prefazione di Aldo Garosci, che metteva insieme disfatta russa e vita partigiana, che in seguito Leo Valliani definirà una vera cronaca «cruda, realistica, senza riguardi per nessuno».

    La strada del Davai (1966) nasce dalla volontà di stigmatizzare il comportamento dei vertici militari responsabili di quell’immane tragedia, un libro-inchiesta che troverà la naturale evoluzione in L’ultimo fronte, Lettere di soldati caduti o dispersi nella II guerra mondiale (1971).

    Revelli adotta un metodo letterario che richiede grandi sacrifici, interviste stenografate a mano e successivamente ribattute con la macchina da scrivere, annotandosi a margine anche i sentimenti e le emozioni degli intervistati.

    Per questo motivo, il Il mondo dei vinti, Testimonianze di vita contadina (1977), e L’anello forte, La donna, Storie di vita contadina (1985), richiederanno, rispettivamente, sette e sei anni di pazienti raccolte di testimonianze sul mondo femminile, con una ricerca fedele al linguaggio parlato e condotta quasi casa per casa, suddivisa tra Langhe, Montagna, Pianura, Collina.

    Il disperso di Marburg (1994), da molti critici definito un romanzo perfetto, è il passo successivo, verso la narrativa, con un solo protagonista, il «tedesco buono», catturato dai partigiani, del quale non si è più saputo nulla; un capitolo narra di un parroco partigiano, poi protagonista di Il prete giusto (1998), indimenticabile e straordinario ritratto di un uomo che, dopo aver salvato tante vite, riconosciuto «Giusto» da Israele, sarà invece escluso e sospeso a divinis dalle gerarchie ecclesiastiche.

    E ancora, un libro grondante di contemporaneità: Le due guerre (2003), forse da considerarsi il testamento morale da consegnare ai giovani. Nell’ultima opera, ancora una volta, Nuto Revelli cerca di rileggere i 25 anni che vanno dall'avvento del Fascismo al dopo Liberazione attraverso il punto di vista di chi li visse, avvalendosi delle testimonianze raccolte mischiate ai suoi ricordi.

    Revelli ha anche scritto l’introduzione al libro Guerra partigiana (1973) di D. Livio Bianco.

    A ottant’anni confidava: «La memoria è il motivo che unisce tutti i miei libri: non dimenticare. Ciò non significa che ci si abitui». «Riesco ancora a scandalizzarmi. C’è moltissimo da fare per la libertà e la democrazia. Però è possibile».

    L’uomo della Resistenza, il calvinista delle Langhe, lo scrittore che non ha mai ceduto, è morto a Cuneo, la città natale, dopo una lunga malattia, il 5 febbraio 2004.



    Per approfondire:

  • SCHINDLER E GLI ALTRI

  • PARAGRAFPH, documentario. Interviste ad alcuni omosessuali tedeschi deportati nei Lager di Hitler che per la prima volta raccontano davanti a una macchina da presa la loro tragica esperienza.

  • Ascolta: (File audio): l'intervista a Rita Borsellino

  • Vai a: Progetto memoria, Nuto Revelli

  • Vai a: Mike Boda, il savignanese che fece saltare Wall Street

  • Vai a: Metodo

  • Vai a: Triangolo Rosso, Volante Rossa

  • Leggi: Scritti giornalistici di Antonio Gramsci

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    SENTIERI DELLA MEMORIA





    Note:
  • FASCIST LEGACY For those who suffers for selective history amnesia. Per tutti quelli she soffrono di vuoti di storia selettivi..
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